Di seguito posizione dell’Associazione sulla nuova legge che riguarda i luoghi di culto, iter emesso da Fratelli d’Italia. In allegato comunicato stampa ufficiale.

   Di recente, un testo presentato in commissione Ambiente da parte del gruppo di FdI, è stato messo in polemica da alcune comunità musulmane in Italia. Queste accusano di anticostituzionalità tale proposta.

   La Costituzione italiana con l’Articolo 3 afferma che i cittadini italiani hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge senza distinzione di sesso, razza o religione e l’Articolo 18, afferma che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi a patto che non si alteri la legge e l’Articolo 19 afferma che tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa a patto che non si compiano riti contrari al buon costume.

   Questi sono gli articoli cui alcuni centri islamici hanno attinto per dichiarare che la legge in procinto di seguire l’iter parlamentare non è costituzionale. In breve, è vero che gli articoli danno la libertà di professare la propria religione e riunirsi a cittadini secondo i propri interessi, ma afferma anche che queste riunioni e le professioni di fede non devono andare contro la legge e il buon costume.

   Noi de il Minareto, anmi aps, non ci opponiamo a questo testo presentato da FdI, perché per nostra esperienza sul territorio nazionale abbiamo riscontrato che non sempre l’insieme degli articoli in questione vengono rispettati da molti centri islamici sul territorio.

   Spesso ci si trova in situazioni dove l’atto della preghiera, che dovrebbe essere un momento di raccoglimento, diventa disturbo contro il buon costume e crea ostilità con il vicinato, con relativo malcontento che potrebbe sfociare in alterazioni della legge.

   Pregare in queste condizioni non certo aiuta il fedele nel suo raccoglimento verso Dio, come non lo è in ambienti contrari alla salvaguardia della salute (mancanza d’aria, di luce, umidità, spazi angusti) e della sicurezza del singolo e della intera comunità riunita in preghiera (posizionamento sottoterra, non a norma con i decreti edilizi, mancanza della sicurezza minima). Questo non è certo quello che si può chiamare luogo di culto dove ci si incontra con Dio.

   Le quasi totalità delle sale di preghiera, volgarmente chiamate moschee (non lo sono in quanto non rispettano minimamente i criteri di costruzione islamici), non sono accatastate come luoghi di culto e non possono essere definiti tali ed usati per questo motivo.

   Per pregare servono ambienti che siano idonei a questo e non usati anche per altre situazioni, come accade in molti di questi centri islamici. I luoghi di culto devono rispettare delle chiare direttive nella loro costruzione e uso e, tale legge, chiede che questo venga rispettato.

   Invece, questo iter, dovrebbe spronare i musulmani e cercare il concordato con lo Stato italiano, in modo da avere un’intesa e rendere l’Islam una religione regolare con tutte i diritti e doveri che ne conseguono. Siamo sicuri che l’intesa porterà positività a tutta la comunità musulmana sia al suo interno e sia all’esterno con la società italiana tutta.

   Noi chiediamo a tutti i musulmani di fare in modi di indirizzarsi verso questa linea e ci chiediamo come mai le associazioni che hanno protestato contro questa proposta di legge non abbiano mai concluso un nulla negli anni passati cui il Ministero dell’Interno ha fatto varie proposte per rendere l’Islam ufficiale in Italia.

   Noi ci proponiamo come Associazione musulmana, guidata da italiani che cercano questa regolamentazione in modo da poter usufruire di veri luoghi di culto e di opportunità che oggi non ci sono concesse.

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