CS014: L’imam per Hobby e la causa di divorzio

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Comunicato Stampa CS014

 

Nella nostra quotidiana opera di aiuto per la comunità musulmana, ad ANMI è giunta l’ennesima situazione molto sgradevole da gestire, per la comunità musulmana italiana. Situazioni che purtroppo avvengono troppo spesso: imam che si autodefiniscono e si auto celebrano come tali, che rifiutano di aiutare sorelle italiane in estrema difficoltà ,per divorziare da arabi spesso compiacenti (se non complici) di questi imam fai da te. La cosa grave è stata che questo sedicente imam, ha detto alla sorella italiana, la quale si era recata per aiuto e conforto: “Io sono imam per hobby in questo centro islamico, quindi non posso fare ciò che mi chiedi”.

ANMI resta ferma sul fatto di dover assolutamente disciplinare queste figure e questi matrimoni con un accordo dello stato, per far si che non si ripetano più situazioni sgradevoli, e che ci sia tutela per tutte le parti.

DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE

Raffaello “Yazan” Villani:

“ Da qualche giorno, una nostra associata, mi ha portato a conoscenza di un caso, purtroppo molto frequente, di una ragazza italiana musulmana, che cerca di risolvere un problema di divorzio con il marito avuto in precedenza.

Questo contratto di matrimonio è stato stipulato nel Centro Islamico di Catania, da una persona che si dichiara imam di tale centro.

Ho il dovere di spiegare che, tutti questi matrimoni per la legge musulmana non sono totalmente validi.

Le ragioni: una di queste è che questi personaggi non sono imam, ossia non hanno nessuna qualifica per esserlo (più del 90% in Italia), e soprattutto non sono ‘Qadhi’, ossia figure giuridiche preposte al ruolo di sentenziare sui contratti di matrimonio,secondo il diritto musulmano;

La più importante è che questi contratti di matrimonio non possono essere resi validi, in un paese come l’Italia, poiché nessuna autorità legislativa li ha resi conformi alla shari’ah.

Significa che in ogni paese musulmano, questi contratti hanno valore sia civile sia religioso, e sono registrati negli uffici preposti del governo, e il matrimonio ottiene cosi i diritti e i doveri, sia legali sia religiosi.

La stessa cosa succede in Italia, quando si trascrivere un matrimonio in comune.

Già questo dovrebbe far capire che la quasi totalità dei matrimoni fatti nei centri islamici, non preceduti da quello svolto in comune o dalle pubblicazioni di rito, non hanno una validità effettiva, poiché il matrimonio islamico è un contratto vero e proprio tra le parti, dove vengono specificate alcune voci, che le parti vogliono sottolineare. Infatti un contratto di solo “Moschea” non ha valore in eventuali cause di separazione o altre controversie, rendendo cosi la donna vittima due volte, poiché convinta nella bontà dell’azione seguita.

Basterebbe veramente poco, fare il matrimonio civile presso lo stato civile italiano oppure far vedere che c’è la volontà di sposarsi tramite le pubblicazioni, e in seguito fatto quest’atto dovuto a tutela delle parti e della legge, celebrare il matrimonio in Moschea.

Naturalmente tutto questo non è detto da questi personaggi, vuoi per ignoranza, poiché hanno scarsissima conoscenza della dottrina musulmana, oppure essendo in malafede, perché, perderebbero probabilmente, la loro supremazia effimera sulla comunità.

La cosa più grave è che questi personaggi si presentano sia come imam delle comunità, sia come guida spirituale della stessa, non assolvono ai loro compiti, cioè essere pronti a ricevere ogni musulmano, che ha bisogno di risolvere ogni sua esigenza.

In verità, questi personaggi, si fregiano del termine guida spirituale o rappresentante della comunità musulmana, solo quando devono apparire sui media, quando sono chiamati a essere al fianco delle autorità italiane; se c’è da guadagnare si muovono,  se invece c’è da mettersi contro qualcuno della comunità straniera, spesso un loro connazionale e spesso nei casi di matrimonio misti, si tirano indietro.

Com’è accaduto a Catania, dove un certo signore, un tale Mufid che, alla richiesta di una sorella italiana di essere aiutata per un caso di divorzio, si è sentita rispondere: ‘Mi spiace, sorella, ma io sono un imam per hobby, non posso fare nulla, non sono all’altezza di fare nulla!’.

Certo, che per essere un imam per hobby, il signore dice di rappresentare la comunità, ne è il portavoce, celebra le preghiere delle feste e perfino i matrimoni. Mi chiedo ‘Sei un imam per hobby solo quando ti conviene?’

Ho cercato personalmente di prendere contatto con il fratello, per avere spiegazioni, ma appena ha capito quale fosse l’argomento delle delucidazioni, sono stato aggredito al telefono e non mi è stata data la possibilità di avere un pacifico confronto, in modo da trovare una soluzione per la sorella.

Mi chiedo, ancora, se uno che dice di rappresentare la comunità, può rifiutare una spiegazione su un tema cosi difficile, e mi chiedo se questo sedicente imam di Catania lo è per ‘hobby’ o è una effettiva guida spirituale? E se lo è, dove sono le sue credenziali?

Io, da musulmano e da presidente di ANMI, sono indignato per il trattamento riservato alla ragazza italiana(non mi meraviglio che questi falsi imam siano anche invitati da altri e parlino di integrazione femminile); sono arrabbiato che questi giocano con la fede dei musulmani(in questo caso con quelli di Catania); e sono veramente deluso da queste persone che mostrano tutto quello che non è il comportamento che deve tenere un musulmano davanti agli occhi di chi ci guarda.

Chiedo alla comunità di Catania di fare luce su questo personaggio, e se vuole avere come guida, o un imam che fa questo solo per hobby.

Chiedo, anche a tutta la comunità di finirla con il difendere a tutti i costi, le malefatte dei compatrioti, a discapito delle donne italiane e degli italiani in generale, ricordo che viviamo in Italia, non in latri luoghi al di là del mare”.

Lecce 27/08/2019

Il Presidente
(Raffaello Yazan Villani)

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