Legge anti Islam del comune di Udine

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Nei giorni passati, un’altra volta, i politici che dovrebbero rappresentare i cittadini di una città italiana, in questo caso Udine, hanno cercato di colpire persone appartenenti alla seconda religione predominante nel nostro paese.

Il consiglio comunale, si è inventato, una disposizione comunale, che è, dichiaratamente, islamofoba.

Usando la scusa della non riconoscibilità dell’Islam, secondo ben definiti patti con le Stato Italiano, la giunta ha creato ad hoc questo provvedimento: far pagare TARI – IMU – TASI, ai centri religiosi che non sono riconosciuti.

Dichiaratamente anti islam, è stata approvata dalla giunta composta da tutto il centro destra, presente in Italia, nonostante che essa stessa va contro ben 3 articoli della Costituzione.

Si potrebbe dire che questi personaggi di questi partiti o movimenti, se ne fregano della nostra Costituzione? Da come hanno agito, questo è il pensiero che mi sovviene.

Per fortuna in Italia non tutti hanno questo smaccato senso di onnipotenza e strafottenza, e la legge comunale non certo potrà vedere la sua applicazione.

Questo insegna che in Italia il pregiudizio ha il sopravvento sulla ragione, in una terra dove, per anni e millenni la cultura ha predominato su tutto, ma forse lì, nelle disperse montagne di confine, in quei luoghi impervi, la rivoluzione culturale, il rinascimento, l’illuminismo, la rivoluzione francese, le conoscenze greco romane, le invenzioni e i poemi arabi, le tecnologie cinesi e le ricchezze africane non sono mai arrivate.

Come presidente di ANMI è mio dovere segnalare questo atto poco edificante da parte dei miei connazionali, e che fa riflettere molto noi musulmani.

Riflettere perché è tempo che lasciamo da parte le nostre divergenze per avere un accordo che possa far si che la nostra fede sia riconosciuta, per non incappare in queste situazioni. E riflettere per far capire anche a tutti noi musulmani, di essere uniti e compatti e muoverci insieme, per non essere divisi e facilmente attaccabili. In queste occasioni e, nelle occasioni di maggior interesse, per la crescita del paese dove tutti noi viviamo, un milione e mezzo di persone che prendono una unica decisione, verrebbe certo, presa in considerazione molto diversa.

 

 

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